Aglio, Olio e Masculino:
l'arancino delle pari opportunità

L'Accademia della Crusca ha pensato di risolvere questo dilemma studiando le sottili differenze etimologiche tra la lingua e il dialetto. Io, molto più semplicemente penso che a decidere se l'arancino è maschio o femmina siano gli ingredienti che ci stanno dentro.
Così, il mio "Aglio, olio e masculino", l'arancino dell'estate che ho presentato per la prima volta a Chicchi Riso e Uva di Sicilia, grazie a Masseria Carminello, l'ho pensato come un arancino delle pari opportunità. E non solo di sesso, perché ci sono ingredienti maschili e ingredienti femminili, ma anche - consentitemelo - di razza, perché nella sua preparazione confluiscono diverse influenze culturali.





C'è il masculino, che è maschio appunto, ma si chiama anche alice.
E c'è il riso, che è maschio pure, ma in questo caso trova la sua definizione dalla mantecatura con una femmina di stazza, di quelle d'altri tempi: la mandorla romana di Noto, piena e intensa in tutto il suo gusto. E poi c'è lui, il brodo in cui lo cuociamo, che viene dall'Oriente: un dashi siciliano fatto sì con l'alga kombu, ma poi con le lische essiccate del masculino. Lo facciamo in forma rotonda e lo paniamo in una panure aromatica, ottenuta da un pane di grano Russello aromatizzato con timo, rosmarino e salicornia.



Per portarlo a tavola, lo sdraiamo su una base che è un omaggio al nostro mare e alla nostra terra. Al mare, attraverso il principe del Mediterraneo, il tonno, da cui prendiamo in prestito l'essenza del fertilità, cuocendo il suo lattume come un foie gras e facendone una crema. E alla terra, completandolo con due gocce di salsa piccante al miele.


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